Tecniche di allevamento a confronto

di Roberto Silverii e Matteo Grassi

 

Chiunque abbia mai riprodotto Betta splendens si sarà trovato dopo uno o due mesi dall’accoppiamento a dover risolvere il problema di come (e dove) sistemare i piccoli maschi in attesa di poterli poi cedere. Lo stesso discorso interessa anche gli allevatori che riproducono regolarmente un certo numero di esemplari e che cercano da sempre soluzioni che possano coniugare il rispetto delle esigenze dei pesci e le loro possibilità economiche e di spazio.
D’altra parte uno degli aspetti migliori dell’allevamento dei Betta è proprio il fatto che porta ad affrontare problemi diversi e approfondire molteplici argomenti: dal comportamento degli animali alla genetica, dall’alimentazione alle malattie, dalla chimica alla tecnica al bricolage. Alcuni argomenti sono comuni a tutti gli appassionati di acquari, ma nel bricolage i bettofili hanno un primato: alloggiare gli esemplari maschili senza che entrino in contatto richiede infatti ogni sorta di artificio.
Premettendo doverosamente che il Betta splendens, come qualsiasi altro animale, va sempre allevato rispettando le sue esigenze, passiamo in rassegna le principali tecniche di allevamento utilizzate nei paesi non tropicali, dove non è possibile disporre di grosse vasche all’aperto, evidenziando pro e contro di ciascuna. Per valutare le soluzioni migliori, indicheremo volta per volta un punteggio (da un minimo di 1 al massimo di 5) per ogni parametro di giudizio.
Successivamente illustreremo a titolo di esempio, la realizzazione passo passo di una delle soluzioni proposte: una bettiera da 5-10 posti.

 
Le bettiere
Per “bettiera” si intende una vasca in cui prevalgano lunghezza e profondità rispetto all’altezza, che viene divisa in più scomparti, dove saranno alloggiati dei maschi di Betta splendens.
In commercio purtroppo trovare vasche del genere è estremamente difficile: poche e soprattutto poco adatte sono le soluzioni offerte dalle aziende del settore.
La maggior parte degli allevatori che vorrà allevare i propri maschi in bettiera, dovrà costruirsene una o commissionarla presso qualche artigiano o negozio esperto. In questo modo potrà avere una vasca su misura, che si adatti alle sue esigenze di spazio, decidendo personalmente il volume d’acqua da dedicare ad ogni pesce, che comunque suggeriamo di non ridurre mai sotto ai 6 litri netti ad esemplare.
Il nostro consiglio ovviamente è di dotare sempre queste vasche di uno scomparto per il filtro: questo può essere ricavato in uno degli scomparti alle estremità laterali, alloggiandovi i materiali filtranti, la pompa e il termoriscaldatore, oppure – soluzione preferibile – ricavando un vano posteriore dove alloggiare il tutto. In questo modo disporremo di un filtro di volume maggiore ed efficacia più sicura.
I divisori dovranno essere di un materiale leggero (in modo da non appesantire ulteriormente la vasca) ed opaco. Il “polionda” fa sicuramente al nostro caso: è economico, leggero, opaco e può essere tagliato facilmente con un paio di forbici o un taglierino. Altre opzioni verranno mostrate nel successivo esempio pratico.
La bettiera è quindi una vasca costruita secondo le esigenze dell’allevatore e soprattutto dei pesci, che però una volta terminata non lascia molto spazio alle modifiche. Il suo neo principale è il rischio di diffusione delle malattie nella vasca, che è pari a quello di un acquario di comunità: se un pesce si ammala, gli agenti patogeni si diffondo subito negli altri scomparti.
Per quanto riguarda l’allestimento, la maggior parte degli allevatori non inserisce fondo e piante particolari, al limite qualche potatura o piccole piante poco esigenti che non richiedono terreno per le radici, in modo da rendere la pulizia della vasca più semplice, veloce ed efficace.
I suoi principali vantaggi sono una resa estetica superiore a quella delle soluzioni che vedremo nel seguito e il fatto che i pesci, pur vivendo in vani singoli, beneficiano della stabilità chimica e termica di un litraggio di acqua elevato e di un grande filtro biologico.
Naturalmente si può realizzare anche bettiere con divisori a tenuta stagna: tuttavia in questo modo non è permessa la filtrazione ed il riscaldamento comune, quindi ogni vano si troverà ad operare come una singola vaschetta (vedi soluzione successive).
La bettiera è sicuramente tra le soluzioni migliori, a patto di adottare qualche accorgimento come la quarantena dei nuovi arrivi o il repentino isolamento dei pesci che mostrano segni di sofferenza.

 

Rispetto dell’esigenza dell’animale ****
Volume d’acqua ****
Mantenimento temperatura adeguata *****
Trasmissione malattie **
Economicità ***

 
Vasche singole
In questo caso, ci riferiamo a vasche di forma cubica o prismatica, in vetro o materiale plastico trasparente. Non ci soffermeremo volutamente su alcune vaschette che vengono spacciate come ideali da aziende del settore e che costituiscono invece delle vere e proprie prigioni per i nostri beniamini. L’idea di acquistare una di queste “vaschette” non va nemmeno presa in considerazione, in quanto costituisce un vero e proprio maltrattamento di animale.
Il volume di queste vasche dovrà essere di almeno 6 litri netti per esemplare: anche in questo caso preferite vasche dove prevalgano lunghezza e profondità rispetto all’altezza. Come in tutti gli acquari il vetro è preferibile alla plastica in quanto non si usura ed è molto meno soggetto a graffi durante le operazioni di pulizia.
Potrete sbizzarrirvi come meglio credete per quello che riguarda l’allestimento, fermo restando che una vasca spoglia è più semplice da pulire. Ogni vasca andrà dotata di illuminazione, un piccolo filtro ed un riscaldatore, per questo si tratta di una soluzione molto costosa, anche se sicuramente ne guadagnerà il benessere di ogni Betta splendens e, perché no, anche l’impatto visivo. E’ l’ideale quindi per semplici appassionati che hanno intenzione di tenere solo pochi maschi.

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La sistemazione ideale: vasche singole riscaldalte dotate di filtro ad aria alimentato da unico areatore. Foto di Andrea Queirolo
In alternativa potremo illuminare diverse vasche con lo stesso neon, ponendole su di uno scaffale ed inserire dei filtri a spugna collegati allo stesso areatore. Il problema principale rimarrà così la temperatura: se queste vasche si trovano in una fishroom (una stanza dedicata agli acquari), potremo scaldare l’ambiente in modo da non essere costretti ad utilizzare tanti costosi riscaldatori singoli. Tuttavia se non riusciremo a garantire una temperatura costante di 24-25°C all’ambiente sarà necessario dotare ogni vasca di un riscaldatore. Se si intende tenere più vasche su un unico scaffale, un’alternativa per il riscaldamento è quella di usare un cavetto riscaldante da terrario che scorrerà a serpentina sotto a ciascuna vaschetta, preferibilmente alloggiato in uno strato di polistirolo sagomato. Questa soluzione però garantisce un riscaldamento adeguato e costante solo se la temperatura della stanza non scende troppo e va sperimentata caso per caso.

 

Rispetto dell’esigenza dell’animale ***** (se viene rispettato il giusto volume)
Volume d’acqua *****
Mantenimento temperatura adeguata *****
Trasmissione malattie *****
Economicità *

 
Drip system
Per “drip-system” o “sistema a goccia” si intende un impianto di allevamento, formato da due o più bettiere o da singole vaschette/barattoli con un sistema di filtrazione comune.
Il suo uso è molto in voga tra gli allevatori europei ed americani in quanto permette di allevare un buon numero di maschi senza dover ricorrere a numerosi filtri e riscaldatori.
C’è da dire però che spesso questo sistema pur rappresentando un’ottima soluzione relega spesso i Betta in spazi molto angusti.
Esistono due modi principali di realizzazione: utilizzando delle vaschette/barattoli di dimensioni ridotte oppure usando delle bettiere.
Drip-system con bettiera
Personalmente, dovendo progettare dei drip system, preferiamo questa soluzione, in quanto a parità di spazio permette di destinare maggiore volume ed acqua ad ogni singolo Betta.
Scegliendo dei grossi barattoli si può sicuramente aumentare il numero di maschi in allevamento, ma a scapito del loro benessere.
In questo caso si utilizzano delle grosse vasche da dividere in diversi scomparti con gli stessi criteri adottati per una bettiera. Invece del filtro però, queste saranno dotate di un vano dove l’acqua si raccoglie per tracimazione dagli spazi contenenti i pesci e da lì viene inviata ad un grande filtro esterno. L’acqua, una volta filtrata, viene rispedita dalla pompa del filtro esterno in ogni scomparto.
Igienicamente questo sistema ha gli stessi rischi illustrati per le lettiere, in quanto avendo un’omogenea diffusione dell’acqua filtrata, favorisce la diffusione dei patogeni presenti in vasca.
A questo inconveniente si può ovviare semplicemente acquistando una lampada UV, da porre lungo il flusso dell’acqua “pulita”, per abbattere la carica batterica e diminuire sensibilmente la diffusione delle malattie.
Attenzione però: non elimina totalmente la possibilità che le patologie più comuni si manifestino.

 
Drip-system con barattoli o vaschette
E’ molto sviluppato nel nord Europa. Si utilizzano grossi barattoli in vetro o in materiale plastico trasparente. La maggiore pecca di questi barattoli è rappresentata dalle dimensioni: raramente se ne trovano più capienti di 4 litri ed in ogni caso, a parità di spazio occupato dall’installazione, l’acqua a disposizione di ogni esemplare sarà minore rispetto ad un drip system con bettiera. In questo caso ogni barattolo riceve acqua direttamente dal filtro esterno (funzionando come il singolo scomparto di una bettiera) e, tramite uno o due buchi nella sommità, rilascia l’acqua mediante tracimazione.
Tutti i barattoli vengono alloggiati all’interno di una stessa vasca dal bordo basso, che raccoglie l’acqua e tramite uno scarico la invia al filtro. Secondo l’esigenza, il singolo barattolo o vaschetta può essere isolato dal sistema, eliminato o aggiunto: dando molta flessibilità e modularità all’allestimento.

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Il dryp sistem di Joep Van Esch (copyright Joep Van Esch, www.bettaterritory.nl)

 

Questo sistema ha sicuramente molti vantaggi per l’allevatore in termini di flessibilità e semplicità e naturalmente riduce la frequenza e l’entità dei cambi d’acqua. Una volta costruito la manutenzione si limita alla pulizia periodica delle vasche/barattoli e ad un controllo generale del funzionamento della struttura; l’impegno economico per realizzarlo è, invece, importante. Inoltre, richiede tipicamente una stanza dedicata all’allevamento: avendo acqua che circola a vista e molte tubature non è esteticamente il massimo.

 

Rispetto dell’esigenza dell’animale da * a *** a seconda della grandezza di scomparti e vaschette
Volume d’acqua ***
Mantenimento temperatura adeguata *****
Trasmissione malattie da * a ***** a seconda della presenza della lampada UV
Economicità **

 

Passando in rassegna le tecniche più comunemente usate, possiamo intuire che non esiste un metodo “ideale”, ma che dobbiamo scegliere come allevare i Betta splendens conciliando le loro esigenze con le nostre possibilità economiche e di spazio. Naturalmente, l’invito a chi inizia ad allevare Betta splendens è di scegliere intelligentemente di destinare maggiore spazio ad ogni esemplare senza sacrificare il benessere degli animali per poterne allevare un numero maggiore.

 

 

Costruzione artigianale di una bettiera da 5+5 posti

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Passiamo ora ad esaminare un caso pratico di costruzione di una bettiera. La vasca che vedete nelle fotografie successive è stata realizzata in vetro a Roma grazie alla mano esperta di un professionista. Si tratta ovviamente solo di una delle soluzioni possibili, progettata in base ad altre vasche simili realizzate da appassionati italiani e stranieri, ma siamo certi che potrà ispirare molti ragionamenti in chi intende affrontare l’argomento.

 

I pro e i contro della bettiera
Chi, come molti di noi, non ha una stanza da dedicare all’allevamento (una cosiddetta fishroom) difficilmente potrà permettersi un sistema fatto di tante vaschette appoggiate su scaffali attraversati da tubature, luci o da cavetti riscaldanti a vista. Non è una cosa molto adatta ad arredare un soggiorno o una camera da letto… Una bella bettiera in vetro, magari ben illuminata e decorata con qualche pianta acquatica potrà allora essere la soluzione.
L’obiettivo della vasca in esame è ospitare 5 Betta maschi adulti in condizioni ottimali, e prestarsi ad ospitare fino a 10 esemplari in caso di necessità. La vasca è dotata di filtro e riscaldamento interni, sia per occupare meno spazio sia per evitare il rischio di allagamenti dovuti problemi di tenuta in tubature esterne, soprattutto se autocostruite. In pratica, si tratta di una vasca che si avvicina molto ad un acquario standard da alloggiare su un mobile di casa, ma studiata per i Betta.
Come abbiamo visto, è innegabile che un sistema di questo genere abbia pro e contro: come in un acquario di comunità, se un pesce cadrà malato potrebbe contagiare gli altri. In compenso però ogni esemplare ospitato godrà quotidianamente della qualità e stabilità chimica dell’acqua di una vasca di grandi dimensioni e non di una piccola vaschetta.

 
Dimensioni e forma della vasca
Il tema delle dimensioni ovviamente è sempre delicato. Inutile fare tanti giri di parole, se non si ha una fishroom bisogna porsi dei limiti per individuare dei giusti compromessi. Ma partiamo prima di tutto dalla forma, che non va trascurata. Dal momento che i Betta non sono grandi nuotatori e respirano in superficie, lo spazio ideale per loro non deve essere sviluppato né in altezza né in lunghezza. Per questo pensiamo sia meglio creare degli ambienti a pianta quadrata e che 25 cm di altezza dell’acqua siano l’ideale. Questa forma purtroppo non si adatta a sezionare un acquario commerciale perché le vasche che superano i 60 litri tendono ad avere sempre un lato frontale molto ampio, alto dai 40 cm in su. Ad esempio, una vasca già pronta da 80×30, alta 40 cm, avrebbe un volume adatto ad alloggiare una decina di pesci delle dimensioni di un Betta. Ma se volessimo ricavare 10 vani frontali da questa vasca, risulterebbero larghi 7 cm e alti 40. Praticamente degli armadietti! Andrebbe meglio facendo due file da 5 vani, ma questi sarebbero ancora molto alti e inoltre avremmo 5 vani posteriori nascosti alla vista, tranne nel caso molto raro che la vasca possa essere collocata al centro di una stanza. Questo è spesso il primo motivo che spinge un appassionato a costruire una bettiera invece di adattare una vasca commerciale.
Nel nostro caso abbiamo scelto una larghezza frontale è di circa un metro, misura importante ma ancora adatta ad essere alloggiata in qualsiasi stanza. L’altezza totale è di 27 centimetri, in modo da poter ricavare dei vani a pianta quasi quadrata da 12-15 litri l’uno (ad esempio 4 vani da 25x25x25 = 15 litri, oppure 5 vani da 20x25x25 = 12 litri).
Inoltre, un vano posteriore, lungo tutta la vasca, è dedicato al filtraggio e a riserva d’acqua. Il volume complessivo della vasca a regime è quindi di circa 75 litri netti. Un volume considerato adeguato a mantenere stabilmente una buona qualità dell’acqua anche in presenza di una decina di esemplari.

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Rappresentazione schematica, non in scala, della bettiera vista dall’alto. Le dimensioni fuori tutto sono 102x32cm, altezza 27 cm. Il divisorio orizzontale che divide i cinque vani principali da quello posteriore è alloggiato a 8 cm dal vetro posteriore in modo da creare uno vano profondo almeno 7 cm per alloggiare il materiale filtrante. Questa profondità permette eventualmente di inserire in questo vano anche un filtro interno commerciale reperibile in commercio o da vecchie vasche.

 

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Fotografia frontale della vasca una volta terminato l’assemblaggio delle parti in vetro.



I vetri delle pareti verticali sono da 6 mm di spessore mentre il fondo è da 8 mm. Tutti i vetri sono stati tagliati e molati in vetreria. I separatori laterali dei singoli vani sono stati invece realizzati in materiale plastico come vedremo nel seguito.
Dettaglio dei 6 pezzi di vetreria
2 pezzi 102×27 cm spessore 6mm – Pareti frontale e posteriore
2 pezzi 30,6×27 cm spessore 6mm – Pareti laterali
1 pezzo 100,5×25,5 cm spessore 6mm – Divisorio per il vano filtro posteriore
1 pezzo 100,6×30,6 cm spessore 8mm – Fondo

 
Vani modulari o fissi?
Troviamo che sia vantaggioso poter variare le dimensioni dei vani a seconda del numero di esemplari da ospitare, per questo è stato realizzato un solo divisorio fisso, per il vano filtro posteriore, mentre i divisori dei vani frontali sono stati realizzati in plastica e montati su canaline. In questo modo è anche possibile avere pareti intercambiabili, scure per isolare i maschi, trasparenti per metterli a contatto visivo tra loro o con una femmina. Inoltre, poter estrarre i divisori ne facilita la pulizia, mai troppo agevole sulla plastica.
Per sostenere i 4 divisori dei vani principali sono state usate delle coppie di canaline in plexiglas trasparente. A metà di ciascun vano è inoltre stata montata un’ulteriore canalina – ma solo sul lato posteriore – per poter aggiungere secondo necessità ulteriori separatori e arrivare a 10 vani totali. I divisori aggiuntivi hanno una canalina solo sul lato posteriore per ragioni estetiche: quando si useranno solo i vani primari il loro vetro frontale risulterà libero da intralci.. In caso di utilizzo dei divisori aggiuntivi, sul lato anteriore essi potranno essere sostenuti con delle coppie di piccole ventose.

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Rappresentazione schematica, non in scala, dei divisori di un vano. I vani principali sono separati da divisori in plastica mantenuti da due canaline incollate al vetro anteriore e a quello della zona filtro posteriore. A metà di ciascun vano è predisposta una ulteriore canalina utilizzabile qualora si voglia aggiungere un divisorio. In questo caso, per tenere in posizione il divisorio sul lato frontale si potrà usare due coppie di piccole ventose attaccate ai lati in alto e in basso.

 
Il montaggio dei vetri
Si tratta della fase più delicata del assemblaggio, in quanto determina la tenuta stagna della vasca, senza qui tutto il lavoro va rifatto. Non ci soffermiamo sulla tecnica per incollare i vetri in quanto il lavoro in esame è stato fatto da un professionista, che ha gentilmente messo a disposizione la sua esperienza anche durante la concezione della vasca. Avendo però assistito all’opera… ecco alcuni aspetti che appaiono importanti da ricordare:

  • Il silicone è fondamentale, meglio procurarsi del buon silicone acetico espressamente prodotto per gli acquari
  • I lati dei vetri su cui andrà il silicone vanno puliti e sgrassati con semplice alcool e lasciati asciugare bene. Una volta puliti non devono più essere toccati con le mani fino a montaggio avvenuto.
  • Per evitare di toccare le zone da siliconare è utile indicare con un pennarello il bordo alto di ogni vetro, quello cioè che sarà rivolto verso il coperchio e non incollato, in modo da afferrarli sempre e solo da lì.
  • Lo stesso pennarello andrà utilizzato per segnare sul fondo e i lati le rette su cui collocare la parete divisoria della zona filtro (in alternativa su può usare del nastro adesivo di carta).
  • Prima dell’assemblaggio i vetri devono essere fatti ambientare per almeno 12 ore nella stanza in cui saranno incollati, in modo da evitare che per lo sbalzo termico questi si dilatino o restringano mentre le siliconature stanno ancora asciugando, compromettendo la tenuta della vasca.
  • Il silicone deve essere dato in maniera abbondante, la quantità in eccesso potrà essere tolta quando è asciutta con un taglierino, tranne sulle siliconature della base che sarà meglio non ritoccare visto che sono quelle soggette alla massima pressione.
  • Per fare aderire al meglio le pareti laterali è necessario disporre di quattro morsetti angolari da collocare agli angoli opposti alla base.

 

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Tre fasi della siliconatura dei vetri. A sinistra, si incomincia dalla parete posteriore e da uno dei lati che grazie al primo morsetto si sostengono a vicenda mentre il silicone incomincia a fare presa. Al centro: è importante non lesinare, il silicone deve debordare un po’. A destra, una volta che le due pareti sono pressate una sull’altra con l’aiuto del morsetto, un po’ di silicone deve uscire da entrambi i lati.

 

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Oltre alla abituale pistola, per usare il silicone è consigliato dotarsi di guanti in lattice usa e getta e di nastro adesivo di carta per mascherature, da mettere ai lati della zona da siliconare. Ma se si ha una mano esperta si può procedere con più agilità (!!) Attenzione a non mettere il silicone sopra alle righe di pennarello ma accanto ad esse!

 

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Dopo aver montato i primi due lati, si procede con il divisorio interno della zona filtro. Nel dettaglio, il morsetto all’angolo posteriore sinistro e la parete divisoria con i due fori per l’aspirazione dell’acqua.

 
Il ricircolo dell’acqua
Il ricircolo in una bettiera è un altro affare delicato. Non si può dare troppa potenza alla pompa perché i Betta soffrono la corrente, ma bisogna comunque assicurarsi che l’acqua giri in tutti i comparti. Ci sono vari modi di ottenere un buon ricircolo con una bettiera.
Un primo modo è quello di usare una spray bar, cioè far scorrere un tubo bucherellato, rigido o morbido, in tutti i vani in modo da portare l’acqua in ciascuno ed estrarla dai vani attraverso dei fori sui divisori e sulla parete posteriore. Lo svantaggio del tubo rigido è che ostacola una comoda rimozione dei divisori. Un tubo morbido viceversa è meno semplice da pulire e può usurarsi. L’alternativa è quella di affidarsi esclusivamente ai fori sui divisori per far circolare l’acqua in ciascun vano. In tal caso però un buon ricircolo funziona solo se il foro di mandata dell’acqua dal filtro è esclusivamente nel primo vano e il foro d’uscita è esclusivamente nell’ultimo. Altrimenti si rischia che la pompa versi e peschi solo da alcuni vani, senza un vero ricircolo negli altri.
Un altro sistema è quello di lasciare una zona di travaso dell’acqua per tracimazione tra i vani frontali e il vano filtro, separando quest’ultimo con un divisorio più basso del livello dell’acqua e chiudendo la parte superiore con una rete che impedisca ai pesci di uscire dai loro vani. In questo modo lo scambio di acqua tra i vani e il filtro sarà più abbondante ma meno circolare e questo potrebbe essere uno svantaggio, per contro ci sarà il vantaggio di eliminare facilmente i problemi di corrente perché il getto del filtro potrà essere indirizzato esclusivamente all’interno del vano posteriore.
Nel caso in esame non sono stati installati meccanismi tipo spray bar (che comunque sono molto usati e al limite possono essere aggiunti successivamente) né il sistema a tracimazione. La parete del vano posteriore è quindi più alta del livello dell’acqua ed ha un solo buco di mandata dell’acqua all’estremità destra, in corrispondenza del primo vano, e due buchi di aspirazione all’estremità sinistra, in corrispondenza dell’ultimo vano. L’acqua circola tra i vani attraverso dei piccoli buchi sui divisori laterali, i quali sono anche sopraelevati di un paio di millimetri dal fondo tramite dei piedini.
I buchi nel divisorio in vetro che separa il vano posteriore sono stati realizzati in vetreria, del diametro tipico dei tappi da filtro (25 mm). Attenzione che la vetreria si fa pagare un tanto al buco!

 

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Dettaglio della vasca un attimo prima di collocare la parete della vasca, con il silicone già in posizione.

 


I divisori laterali
Per il materiale dei divisori esistono varie opzioni. Le più usate sono polionda, plexiglas e forex. Il terzo non è idoneo per dei divisori mobili in quanto più leggero dell’acqua (i divisori uscirebbero dalla canaline a meno che non si facciano anche dei fermagli). Il polionda è il più economico e facile da tagliare: esteticamente è forse meno bello ma è una ottima soluzione di partenza. Però è un po’ più ostico da pulire perché non è liscio ma ha dei leggeri solchi verticali (attenzione a tagliarlo in maniera che i solchi siano verticali in modo che l’acqua entri ed esca dal basso e non dai lati quando lo sfilate dalla vasca). Il plexiglas va più che bene, anche se costa molto più del polionda e almeno il triplo del forex, inoltre è bene farselo tagliare su misura dal venditore perché è difficile da tagliare a mano con precisione.
Per le canaline, si trovano varie tipologie trasparenti (meno vistose) sia in PVC, più economico, che in plexiglas. Devono essere di almeno uno o due millimetri più larghe dello spessore dei divisori, in modo che questi scorrano facilmente senza incastrarsi.
Per incollare le canaline sul vetro si può usare ancora il silicone acetico: anche se la tenuta è poco soddisfacente resta più che sufficiente per sostenere dei pannelli sottili e alti poco più di 25 cm. Il silicone neutro, chiamato spesso silicone per gli specchi, è più adatto a questo scopo anche se più costoso.
Un altro accorgimento importante è di lasciare che i divisori siano leggermente sollevati dal fondo. Ovviamente non troppo perché i Betta non devono potersi infilare. Questo si può fare incollando alla base di ogni divisorio due piedini di polionda di un paio di millimetri di spessore. In tal modo l’acqua si distribuirà meglio tra i vani, evitando che un flusso troppo intenso generi un accumulo nei vani più vicini alla mandata della pompa. Inoltre si creerà una leggera corrente sul fondo che contribuirà a fare scorrere lo sporco verso gli ultimi vani rendendo più rapida la pulizia. In questo caso si è preferito aggiungere a questo rialzo un paio di file di buchi di piccole dimensioni, in particolare al livello della superficie, per evitare la formazione di fastidiose patine sull’acqua. Ma se non si intende mettere un fondo di ghiaia può bastare la fessura alla base. Per i bucare plexiglas o polionda si può utilizzare un normale trapano a mano, meglio ancora se si dispone di un trapano verticale, oppure la classica punta di un chiodo arroventato sul fuoco.
Materiale per i divisori interni:

  • 3,5 mt di canalina in plexiglas o PVC da 5mm di spessore
  • 9 divisori in plexiglas o polionda nero da 3mm di spessore, altezza 25 cm (4 per separare i 5 vani di base, altri 5 per dividere ciascun vano in due ottenendone 10)
  • Alcuni divisori in plexiglas trasparente da 3mm, altezza 25 cm per mettere temporaneamente a contatto visivo i pesciNota: è sempre opportuno completare prima il lavoro di assemblaggio dei vetri e poi riprendere le misure dei divisori direttamente sulla vasca, per tenere conto dello spessore delle siliconature e dell’effettiva posizione del divisorio posteriore.

 

 

Il filtro
Il vano posteriore è la riserva di acqua pulita di tutta la bettiera e quindi non bisogna lesinare troppo sulle dimensioni. Inoltre è ancora possibile reperire dei filtri biologici compatti che vi si adattino, magari di recupero da vecchi acquari che lo incorporavano nella parete posteriore. Pur possedendo uno di questi filtri, in questo caso si è preferito allestire per il momento un filtro autocostruito nel vano posteriore. La struttura è in semplice polionda nero: una parete sul vetro di separazione (che ha anche lo scopo di nascondere il materiale filtrante), su cui sono incollati a loro volta dei separatori che creano dei comparti in cui inserire il materiale filtrante. I separatori sono aperti sull’alto o sul basso in modo da far circolare l’acqua a serpentina secondo questo schema.

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Vista laterale della sezione filtro. Le frecce indicano il senso di circolazione dell’acqua. Il tubo di mandata porta l’acqua nel primo vano frontale attraverso un raccordo e un foro nella parte alta del divisorio.

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Vista dall’alto della sezione filtro. I bordi in blu indicano le sezioni di polionda che separano le varie camere. La paratia anteriore nasconde il materiale filtrante alla vista.

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Schema di alloggiamento del coperchio. Mantenere la parete del vano filtro più bassa di almeno un centimetro rispetto alle altre è anche un’accortezza nel caso che qualche buco per il ricircolo dell’acqua si intasasse. In tal caso la minore altezza funge da “troppo pieno” rimandando l’acqua verso il vano filtro.

 

Materiale per il filtro:

  • 1 pannello in polionda da 2 mm, misure 70×25 di altezza
  • 5 divisori in polionda da 2 mm, misure 8,5×25 di altezza (attenzione a tagliarli con le righe in verticale)
  • Pompa regolabile, termoriscaldatore, lana e cannolicchi secondo norma
  • Coperchio e illuminazione

 

Per il coperchio si possono ipotizzare varie soluzioni. La migliore probabilmente è realizzarlo in legno foderato, plastica o altro materiale, facendo in modo che incorpori l’illuminazione. Ma se non si intende allestire la vasca con piante particolari si può optare per soluzioni più economiche ma gradite dai Betta, ai quali serve senz’altro un coperchio ma non troppa luce. Chi preferisce potrà dedicarsi alle piante nella vasca di comunità per le femmine e, nella bettiera, accontentarsi di qualche anubias e qualche pianta galleggiante, come Lemna minor. E’ il caso in esame per cui si è optato per una illuminazione esterna, costituita da un neon con riflettore appeso sopra alla vasca e per un semplice coperchio in plastica trasparente. E’ facile trovare lampade a neon da 30/40 W della lunghezza giusta e di prezzo economico nei grandi centri commerciali. In questo caso, presso il laboratorio in cui è stata assemblata la vasca c’era un portalampada d’occasione da alloggiare a cavallo delle pareti della vasca tramite due sostegni di plexiglas.
Per il coperchio, invece del plexiglas che su una superficie così estesa può imbarcarsi si può utilizzare del semplice ed economico polionda trasparente da 4 mm. Inoltre, se il divisorio del vano filtro è tenuto leggermente più basso delle pareti laterali, incollando le canaline alla sua stessa altezza si otterrà dei perfetti sostegno per inserire il coperchio ad incasso, evitando il rischio che si imbarchi o che qualcuno disattento lo faccia cadere. Grazie al sostegno delle molteplici canaline il coperchio potrà anche essere tagliato in due o tre pezzi in modo da rendere più agevole aprire solo una parte della vasca.
Misure del coperchio (versione in due pannelli):

  • Due pannelli in polionda trasparente da 4mm di spessore, misure 30,5×50,5
  • Illuminazione: un neon da 30 Watt sospeso con due barre in plexiglass

 

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Due immagini di una porzione del vano filtro visto dall’alto. Si possono osservare anche le canaline trasparenti e un primo divisorio in plexiglas trasparente. Nella seconda immagine si osserva l’uscita del tubo di mandata della pompa, alloggiata sul fondo del vano, e uno dei sostegni della lampada.

 

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La bettiera alloggiata e riempita d’acqua vista di scorcio. Si notano i tappi da filtro sui buchi di aspirazione, i pannelli in polionda nero del vano filtro, le canaline eil coperchio visto dal basso con le tipiche scanalature del polionda. I divisori non sono ancora inseriti. Per assicurare una superficie liscia, sotto la vasca è stata collocata un’asse di legno da 12mm tagliata in misura e dipinta di nero.

 

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Bettiera vista di fronte con la lampada sospesa sui sostegni di plexiglas e un solo divisorio trasparente montato (prima canalina a destra). Si può osservare lo sfondo nero del pannello di polionda che nasconde il materiale filtrante.

 

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Vista quasi frontale della bettiera in maturazione con i divisori in plexiglas nero inseriti. I cavi elettrici di luce, termoriscaldatore e pompa sono ancora visibili dietro la vasca.

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