Cibo vivo: esperienze di allevamento

di Roberto Silverii

 

Da quando allevo Betta splendens, ma più in generale da quando ho un acquario, mi ha sempre affascinato l’idea di poter alimentare i miei pesci nel modo più naturale possibile: nutrendoli con del cibo vivo.
Così, grazie ad internet, sono riuscito a procurarmi alcuni “starter” ed iniziare un piccolo allevamento. In questo articolo parlerò delle specie più facilmente reperibili (anche se per alcune ho dovuto penare per molto tempo) e che non richiedono grossi sforzi (sia economici che in termini di tempo) per l’allevamento.
Attualmente allevo: Artemia salina, Turbatrix aceti, Panagrellus redivivus, Tubifex tubifex e Daphnia magna.

 

Artemia salina

Artemia salina è un piccolo crostaceo che vive in acqua salata. Sicuramente è la specie più diffusa tra gli acquariofili e tutti sappiamo come far nascere i nauplii dalle cisti, per nutrire gli avannotti.Ho voluto però provare, all’inizio di questa estate, a far crescere fino all’età adulta qualche esemplare. Ho messo, in balcone, un secchio d’acqua da 5 litri, con all’interno circa 165 grammi di sale grosso non iodato. Il secchio è stato posizionato in un angolo, dove il sole batte solo di mattina, permettendo così all’acqua di non riscaldarsi eccessivamente. Dopo alcuni giorni ho aggiunto una quantità minima di lievito di birra ed alcuni naupli appena schiusi.

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Artemia salina femmina adulta

L’esperimento all’inizio si verificò un fallimento, solo un paio di Artemie raggiunsero la taglia adulta e morirono durante agosto, quando, lasciando il secchio a se stesso l’acqua evaporò completamente. Al mio ritorno a settembre ho riempito nuovamente il secchio con acqua presa da una vasca matura e circa un mese dopo ho notato 5-6 adulti di Artemia salina nuotare beatamente nel secchio.
Cos’è successo?
La strategia riproduttiva delle Artemie cambia a seconda delle condizioni ambientali: quando la salinità è sotto un certo livello (circa 4 per mille).
Le Artemie si riproducono per via anfigonica, ovvero generando direttamente i nauplii; mentre quando la salinità sale, le artemie producono delle cisti in grado di resistere in uno stato “dormiente” anche in condizioni sfavorevoli. Queste cisti si schiuderanno quando le condizioni torneranno nuovamente favorevoli.
Grazie a questo adattamento evolutivo nel mio piccolo ho ricreato quello che succede in natura quando le pozze d’acqua dove vive Artemia salina si prosciugano. Aggiungendo di nuovo acqua al secchio ho ripristinato la salinità ideale e così le cisti si sono schiuse.Il segreto per allevare con successo le artemie è di disporre di vasche di grosse dimensioni, all’aperto, in modo che il sole favorisca lo sviluppo di fitoplancton ed altri microrganismi di cui le artemie si nutrono.
Questi crostacei sopravvivono ad un range di temperatura davvero ampio, anche se sotto i 4-5°C smettono di riprodursi.

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Artemia salina adulta

Due video delle mie Artemia salina:

 

Daphnia magna

Anche in questo caso parliamo di piccoli (max 5mm) crostacei, ma d’acqua dolce. Specifichiamo subito che esistono due specie: la Daphnia magna (più grande, come dice il nome) e la Daphnia pulex, di dimensioni più contenute. Le “dafnie” sono state tra le prime ad entrare nel mio allevamento.
Il loro metodo di allevamento è sicuramente tra i più semplici e meno impegnativi: è sufficiente avere un contenitore capiente (almeno una decina di litri) che dovete riempire con acqua e lasciare all’aperto per almeno un paio di settimane. La cosa migliore sarebbe riempire questo contenitore con acqua proveniente da un acquario maturo (così potrete anche “riciclare” l’acqua di scarto dei cambi): in questo modo importiamo batteri e flora algale utilissimi affinchè si instauri un piccolo ecosistema.
Io ho aggiunto anche diverse potature di Ceratophyllum demersum, muschio ed alcune specie di galleggianti come Salvinia molesta, Pistia stratiotes e Lemna minor e devo dire che come crescono nel secchio, non riesco a farle crescere in nessuna delle mie vasche!
Come manutenzione, mi limito a rabboccare l’acqua che evapora periodicamente con acqua proveniente dalle vasche o in alternativa con acqua di rubinetto decantata.

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Dafnia pulex (a destra adulto con le uova) – fonte: http://www.zoo.ox.ac.uk

Dopo aver trovato un inoculo di dafnie (ne bastano anche una decina, ma ovviamente più ne trovate e più la coltura si avvierà velocemente) potete inserirlo nel vostro contenitore. Io le alimento una volta al mese con un pò di mangime per pesci in polvere o 2-3 gocce di latte o ancora un pò di lievito di birra fresco (un pezzo non più grande di 3-4 mm); i miei contenitori sono ormai così “maturi” che potrebbero provvedere tranquillamente al sostentamento delle dafnie senza l’aggiunta di nessun alimento. Somministro comunque un pò di cibo per accelerarne la crescita ed il numero (essendo la popolazione legata alla disponibilità di cibo in natura, seppur ben maturo, in un contenitore da 10 litri non può svilupparsi una colonia di grandi dimensioni).
Lo sviluppo della colonia varia ovviamente anche in relazione alla temperatura: le mie hanno resistito a temperature minime di -15°C e massime di 36°C. La riproduzione cala enormemente con il freddo (e anche col caldo estremo) fino quasi a fermarsi, mentre “esplode” letteralmente in tarda primavera/inizio estate, quando le temperature minime si alzano. Le dafnie non costituiscono un alimento molto nutriente, in quanto sono rivestite da un guscio che non viene digerito. Proprio per questa caratteristica, sono però un eccellente rimedio alla costipazione in quanto questa parte indigerita stimola la motilità intestinale.
Possiamo quindi somministrarle ai nostri pesci ogni tanto così da prevenire la costipazione.
Nel caso voleste ovviare a questo “difetto” potete arricchire le vostre dafnie prima di somministrarle: io le pesco con una siringa collegata ad un tubicino dell’areatore, e le lascio per una mezza giornata in un grosso bicchiere con acqua, un pò di mangime in polvere e vitamine (quelle liquide da mettere in vasca). Le dafnie in questo modo assorbiranno il mangime e le vitamine e saranno sicuramente più nutrienti per i nostri pesci.

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I due contenitori dove allevo Daphnia magna

 

Turbatrix aceti

Passiamo ora alla classe dei Nematodi. Le “Anguillole dell’aceto”, sono minuscoli (max 2-3 mm) vermi che vivono, appunto, nell’aceto nutrendosi dei batteri e dei lieviti che vi risiedono normalmente (e che vengono eliminati con la pastorizzazione).
Anche questa coltura è di facilissima realizzazione e mantenimento: abbiamo bisogno di un contenitore con il collo stretto (i migliori sono quelli che usano nelle osterie per servire il vino, reperibili in tutti i negozi di articoli casalinghi), acqua di rubinetto, aceto (meglio se di mele) e metà di una mela.
Prepariamo nel contenitore una soluzione costituita al 50% da aceto di mele ed il rimanente 50% da acqua di rubinetto, aggiungiamo la mela tagliata a pezzi e poi inseriamo l’inoculo.

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Per avviare una coltura sono sufficienti davvero poche decine di millilitri di inoculo, infatti in colture ben avviate la densità di anguillole è davvero elevatissima! Le anguillole sono visibili molto bene se osservate controluce (vedi foto).

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Turbatrix aceti è un ottimo cibo vivo per pesci di piccole dimensioni ed ovviamente per gli avannotti. Io le uso per i piccoli Betta prima di iniziare a somministrare i nauplii di Artemia salina, ovvero da quando assorbono il sacco vitellino (2-3 giorni dalla schiusa) fino ai 6-8 giorni di vita.
Tuttavia costituiscono un ottimo alimento anche nei giorni successivi, molti allevatori le usano alternandole ai naupli. Come facciamo a somministrarle? E’ molto semplice, dobbiamo porre un batuffolo di lana di perlon nel punto in cui la bottiglia si restringe e versare acqua di rubinetto nella parte sovrastante: tranquilli, acqua ed aceto non si mescoleranno e le anguillole, che solitamente nuotano verso l’alto, attraverseranno lo strato di lana di perlon andando a raccogliersi nella parte alta.
Così potrete raccoglierle con una siringa e somministrarle direttamente in vasca.

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Come manutenzione della coltura mi limito solo a rabboccare la soluzione acqua-aceto di mele quando prelevo degli inoculi ed inserire un pezzo di mela ogni 3-4 mesi.
Personalmente ho la stessa coltura da ormai più di 1 anno, non ho mai dovuto rinnovarla, ma nel caso notaste che dopo un pò di tempo le anguillole diminuiscono notevolmente come numero, allora prelevate un inoculo dalla vecchia coltura e fatene “partire” una nuova.


 

Panagrellus redivivus

Altro nematode, sicuramente più conosciuto per il suo nome anglosassone “microworm”, è un piccolo verme (1-2 mm max) che possiamo allevare con qualche semplice accorgimento.
Dobbiamo innanzitutto preparare un substrato, a questo scopo possiamo servirci di crusca di frumento, farina di avena al naturale o anche patate bollite. Personalmente utilizzo i “Weetabix”, formelle di crusca di frumento al naturale, che trovo al supermercato, reparto cereali per la colazione. Aggiungiamo del lievito di birra (circa 1/5 di un cubetto) e poi acqua di rubinetto mescolando il tutto fino ad ottenere un impasto morbido. Possiamo così aggiungere l’inoculo di microworms preso da una coltura già avviata e mescolarlo insieme al substrato.
Questo preparato va tenuto in un contenitore con le pareti alte (va benissimo anche una vaschetta del gelato che trovate al supermercato) che andrà coperto, lasciando uno spiraglio per far passare l’aria.

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Attenzione d’estate, i moscerini (Drosophila melanogaster) potrebbero deporre le uova sul substrato e le larve rovinare la coltura.
Dopo alcuni giorni, i microworm si saranno moltiplicati e potrete vederli muoversi sulla superficie del substrato e “salire” in colonie sulle pareti del contenitore.

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Colonie di microworm che “salgono” sulla parete del contenitore

Nel filmato microworm in movimento sul substrato:

Per somministrarli io li prelevo direttamente dalla parete con un bastoncino in legno (o con le dita) che poi immetto direttamente in vasca. Attenzione a non prelevare anche il substrato, è molto inquinante.
I microworm rappresentano un ottimo cibo vivo per i piccoli Betta, io li utilizzo nei primi 6-8 giorni di vita, prima di iniziare con i nauplii di Artemia salina, ma molti allevatori li somministrano anche in alternativa ai naupli. L’unico difetto è che, se somministrati in quantità eccessive, possono inquinare parecchio l’acqua.
Alcuni allevatori hanno additato ai microworm la responsabilità di provocare l’assenza delle pinne ventrali nei piccoli Betta. Personalmente (oltre a credere che il suddetto problema dipenda da diverse cause) ho utilizzato microworm per decine di covate e non ho mai avuto problemi di questo tipo, sconsiglio però di utilizzarli come unico cibo, anche per variare un po’ la dieta degli avannotti e, come detto prima, per evitare di inquinare troppo l’acqua.

 

Tubifex tubifex

L’ultima specie che descrivo è anche l’ultima in ordine cronologico che sono riuscito a procurarmi. Ho dovuto penare per un po’, prima di riuscire a trovare qualcuno che li avesse, poi finalmente l’amico e socio Andrea è riuscito a procurarmi uno starter di qualche decina di vermi, a lui tutta la mia gratitudine.
I tubifex sono vermi appartenenti al Phylum degli Anellidi, raggiungono al massimo i 3 cm e sono di un colore bruno rossastro. In natura vivono nei sedimenti di fiumi e laghi, anche in acque molto inquinate, riescono infatti a sopravvivere bene alle carenze d’ossigeno. Questa particolarità è costata loro l’appellativo di “vermi dei liquami”.
Dopo essermi informato cercando in rete, ho allestito una vasca larga e bassa (vedi foto) con del ghiaino per acquari in modo da avere un fondo spesso 5-6 cm. Poi ho aggiunto acqua (sempre da una vasca matura) e un po’ di Lemna minor. La colonna d’acqua non supera i 10cm.

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A questo punto ho aggiunto lo starter e somministrato da mangiare qualche piccolo pezzo di carne macinata.
I tubifex circondano in gruppo la carne fino a farla sparire definitivamente. Navigando in rete ho letto che possono essere nutriti anche con piccoli pezzi di pesce o addirittura con i pesci morti in vasca.

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Tubifex che spuntano da una pignetta di Ontano e si nutrono su un pezzo di carne

Attenzione, se prelevate il vostro inoculo da un corso d’acqua inquinato, allora sarà necessario cambiare l’acqua almeno una volta a settimana, in modo da permettere ai vermi di “spurgare”.
Normalmente i Tubifex vivono interrati per metà, potrete quindi vederli spuntare dal fondo. La mia idea è di immetterli in vasche allestite e poco popolate, in modo che possano colonizzare il fondo e fornire continuamente cibo vivo ai pesci.
Altrimenti potete prelevarli e somministrarli con la solita siringa senza ago.
Fate attenzione a non somministrarli sempre, perchè oltre ad un buon contenuto proteico sono ricchi di grassi e potrebbero provocare problemi epatici ai vostri pesci.

 

Spero di aver fornito delle utili “linee guida” per allevare queste specie più diffuse, in modo da offrire ai vostri Betta una dieta più varia e naturale possibile.

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